sabato 18 gennaio 2014

Alla fine lui muore, a Spazio 47

Bello. Come molti degli spettacoli a cui ci sta abituando "Spazio 47". Luca Angeletti regge un monologo ricco di tenerezza e di drammatica poesia. Il mondo visto dagli occhi di un ragazzino, con un linguaggio a tratti mutuato da quello del giovane Holden, il capolavoro di Salinger.  E come Holden il protagonista di questo spettacolo, scritto da Daniele Prato, non giustifica il mondo dei grandi, fatto di convenzioni, di mancate risposte a ovvie domande, di brute reazioni a semplici accadimenti. Un bambino che pensa come un adulto, ma dal cui universo si distacca con spietata consapevolezza, perché già ne comprende appieno i contorti meccanismi.

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